Alessandro Baricco

Io, una Cilentana

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“Io me ne voglio ire a lu Ciliento, me la voglio piglià na Cilentana”

Recita così una famosa canzone popolare che omaggia la donna del Cilento come ricca di virtù. Io rientro a pieno titolo in questa categoria!

Sono nata ad Omignano un paesino della Valle dell’Alento che conta poco più di mille anime. Sono cresciuta circondata dai monti come Heidi, immersa nella campagna cilentana tra oliveti, frutteti e piante di gelsi. Ricordo con esattezza che gli anni della mia infanzia sono stati scanditi dal ritmo delle stagioni: il sapore dei fichi bianchi e il profumo dei funghi in autunno, l’uccisione del maiale d’inverno, la raccolta degli asparagi in primavera, le ginestre in fiore da stendere durante la festa di S. Antonio agli inizi dell’estate. Una vita bucolica intervallata da tre lunghi mesi di sole, mare e giorni a fare passate di pomodori! Quel mare cristallino da cartolina che tutti sognano, per me era proprio dietro l’angolo e d’estate la scelta della spiaggia era davvero ardua: Casalvelino, Pioppi ed Ascea erano lì a 10 minuti di macchina e ogni estate si riempivano di vacanzieri, giostrine e risciò. E che festa che era!

Poi l’irrequietezza della gioventù si è fatta sentire e i tempi dell’università mi hanno portato ad allontanarmi dal Cilento non solo fisicamente. Lo vedevo come un luogo ristretto, dove la natura “trista” la faceva da padrona e dove avrei di certo trovato tanto buon cibo per ingozzarmi, ma non per nutrire la mia mente avida di novità.

Ma gli anni passavano, io ero rimasta lontana eppure avevo trovato la mia strada, non avevo fatto fortuna, né ero diventata quella grande donna in carriera che tutti si aspettavano. Così sono tornata. L’ho fatto in punta di piedi e sono stata una turista nella mia stessa terra per diverso tempo. Fin quando una mattina mi sono svegliata e mi sono messa in ascolto: mio padre stava zappando l’orto con foga spaccando le zolle dure a ritmo serrato, la motosega del vicino continuava imperterrita il suo lavoro e mia nonna urlava ordini a mia madre mentre preparavano insieme il forno per il pane. Erano a malapena le 7 del mattino. Dall’uscio di casa e ho visto lo spettacolo del sole che illuminava il gelso sotto casa fino tutta la valle sottostante. In quel momento mi sono sentita finalmente a casa!

E ho cominciato a guardarmi intorno senza pregiudizi, senza più fare il processo alle intenzioni di chi abita in questi luoghi. D’altro canto avevo fallito io stessa la mia missione di fuga, perché giudicare chi da eroe ha deciso di restare? Forse restando avrei scoperto davvero la mia missione nella vita.

Ho riscoperto la bellezza della natura del mio Cilento che ha ispirato cantori e poeti. E oggi so, che uno scorcio di Cilento può riempire il cuore e la mente di stimoli che non troverei in nessun altro luogo al mondo.

Ho riabbracciato mia nonna e la sua cucina, cercando di rubare segreti che in realtà non possono essere rubati perché ogni matrona cilentana conserva le antiche ricette secondo una “memoria di sapore” unica che rende le pietanze di ciascuna, inimitabili.

Qui racconto la mia storia, la mia vita di artista, cantante, attrice, lavoratrice stagionale, donna e moglie del Cilento!

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